Da qualche settimana continua a girare su Internet una voce, amplificata anche da Beppe Grillo: "Chi ha pagato l'Iva sui rifiuti, pari al 10% del totale, può chiederne il rimborso per gli ultimi 10 anni.. [compilando il modulo scaricabile da questa pagina, inoltre] ... bloccherà di fatto l'IVA sulle prossime fatture. Chi non lo fa si troverà a continuare a pagare tutto come prima"
Prima di seguire voci su Internet è importante verificare e tenersi aggiornati (come sempre, d'altronde!) . Per quanto riguarda il rimborso, infatti, Massimo Soraci, Dottore Commercialista, spiega che:
La Sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 24 Luglio 2009 ha dichiarato incostituzionale l'applicazione dell'IVA sia sulla vecchia Tarsu che sulle attuali Tariffe Rifiuti, perché anche queste ultime sono da considerare "tributi" (contrariamente a quanto ritenuto dai Comuni): pertanto, l'IVA che non si applica mai su altri tributi, non doveva essere applicata.
Questa notizia, che continua a girare sul Web e nella catene di email, sta accendendo infondate speranze di ottere in tempi brevi rimborsi di cospicue cifre di denaro, trattandosi appunto del 10% su 10 anni di Tariffa (che a Roma si applica dal 2003).
Tuttavia è bene precisare che, premesso che ciascuno è libero di fare ciò che vuole, in realtà dalla sentenza della Corte costituzionale non deriva alcuna certezza, né sulle procedure né sui tempi per ottenere tali rimborsi, proprio perché sarebbe compito del Governo, o del ministro, stabilirle. O, al limite, potrebbero assumere decisioni i singoli comuni, che ovviamente se ne sono guardati bene.
Allo stato, non risulta che siano in atto iniziative in merito, anzi sono in corso tentativi di inserire in qualche decreto legge di ampio contenuto, una qualche norma "interpretativa" che di fatto annulli gli effetti della sentenza..
Pertanto è probabile che tutto si risolva con un nulla di fatto. Chi volesse, tuttavia, può - per evitare il decorso della prescrizione - inviare una raccomandata all'AMA per richiedere il rimborso, ed eventualmente aderire alle iniziative di "class action" promosse dalle associazioni di consumatori (segnalo, fra i tanti, il sito www.aduc.it).
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